Estratto di Vaniglia

DEBUTTO

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Il caso della torta al cioccolato

Non avevo mai composto un pasto per intero.
Sbirciavo i libri di cucina di mia madre come fossero dizionari di una lingua che non conoscevo: montare a neve, sbollentare, soffriggere, quale significato pratico avessero questi termini lo ignoravo completamente.
Avevo da poco acquistato il mio primo manuale, Merry Christmas di Csaba dalla Zorza, più per le fotografie che per la questione della cucina.
Era il compleanno del mio fidanzato e volevo preparare qualcosa di veramente speciale.
Attratta dalla cucina nordica, mi convinsi a preparare salmone con patate al forno, ma prima gnocchi al formaggio e noci. Non avevano molto a che fare con la seconda, portata però gli gnocchi cuocevano velocemente e, oltretutto, mi sembrava astuto preparare qualcosa che non corresse più di tanto il rischio di scuocere e risultare molliccio.
Era quasi Natale e nonna Pinuccia, che vive davanti casa dei miei genitori, era in Sudafrica a far visita a sua sorella.
La sua casa, accogliente e vuota, sarebbe stata la location perfetta.
Dolce al cioccolato per dessert.
Feci la spesa con un giorno di anticipo, volevo essere rilassata e puntuale il giorno della cena, nella quale non avevo previsto alcun errore.
Volevo farcire la torta al cioccolato con la panna montata, come faceva la mia amica Maria Luna. Dopo la scuola spesso trascorrevo i pomeriggi a casa sua, Maria Luna era tedesca e argentina e preparava le più buone polpette che abbia mai mangiato, farcite con uvetta e pinoli. Era molto brava in cucina, ance se, a pensarci bene, lei eccelleva praticamente in tutto.
Conosceva una ricetta infallibile per la torta al cioccolato, insegnatale dalla nonna, che viveva a Colonia.
Uno di quei pomeriggi mi chiese di aiutarla, potevamo avere 15 o 16 anni. Mi mise in mano un oggetto a me sconosciuto, presentandomelo come “fruste elettriche” – e a che servono? – con quelle avrei dovuto montarci la panna.
Azionai le fruste, ma invece di cominciare a roteare freneticamente come mi aveva preventivato Maria Luna, le fruste in metallo si staccarono e schizzarono di colpo, sbattendo tristemente verso il muro della cucina.
Non leggo quasi mai le istruzioni di nulla, vado a sentimento, preferendo imparare dai miei errori, questa non è altro che pigrizia detto francamente. Tuttavia, prima di utilizzare le fruste elettriche di mia madre, memore di quell’episodio imbarazzante, decisi di leggere ogni parola del manuale d’istruzioni.
La panna montò bene. Anni dopo vidi un programma di Jamie Oliver nel quale spiegava che, per capire se la panna montata è pronta, basta capovolgere la scodella a testa in giù. Se la panna non si muove e resta attaccata al fondo è pronta, altrimenti, ve ne accorgerete dal vostro pavimento. Questo vale anche per le uova montate a neve.
L’operazione di farcitura della torta sarebbe stata ardua e, messo in conto questo, chiamai mia sorella Carlotta ad assistermi.
Nonna Anna mi aveva insegnato un trucchetto per dividere in due la torta. Quando andavamo in Sicilia a trovarla, spesso ci faceva preparare una torta al cioccolato a forma di cuore per i miei genitori, che farcivamo con abbondanti dosi di Nutella.
Lei prendeva un filo da cucito, lo impugnava da entrambi i lati e lo posizionava ben teso orizzontalmente al centro della torta. Lo faceva passare con delicatezza da un lato all’altro del dolce, facendo una taglio netto quasi chirurgico. Così feci anche io.
Il taglio venne bene, quindi fu il momento di alzare lo strato superiore per farcire l’interno della torta.
Carlotta prese un piatto piano dalla dispensa di nonna Pinuccia e si piazzò accanto a me, con l’idea di acchiappare lo strato appena l’avessi alzato con la paletta.
Era quasi fatta, quel delicatissimo strato di dolce stava fluttuando dalla paletta al piatto ad una lentezza quasi surreale. Uno sguardo al dolce, uno al piatto, uno a mia sorella, che era concentratissima. E poi l’irrimediabile, la torta finì a terra. Non tutta, solo lo strato superiore, che si frantumò definitivamente.
Il crollo fu susseguito da qualche istante di silenzio, io e Carlotta avevamo gli occhi incollati al pavimento e la bocca spalancata.
Erano circa le 18:30 e, con la mia scarsa preparazione, ci avrei messo una vita a mettere insieme un altro dolce uguale. Avrei potuto utilizzare solo lo strato rimasto, ma avevo la panna e volevo fare una torta farcita.
Così indossai il giubbotto e corsi veloce al negozio di alimentari sotto casa, afferrai una torta “versa e inforna” al cioccolato e la misi a cuocere.
Il risultato fu effettivamente simile a quello che mi aspettavo, avevo il mio dolce al cioccolato farcito con la panna, ma sapevo, in fondo, di aver barato.
Mia sorella era e sarà sempre la principale custode di tutti i miei segreti e questo, fino ad oggi, non lo conosceva nessuno.

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