Estratto di Vaniglia

The Eggs Girl – IL MAGICO POTERE CALMANTE DELLE UOVA IN COCOTTE

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The Eggs Girl

IL MAGICO POTERE CALMANTE DELLE UOVA IN COCOTTE

Ed eccomi a pagina 65. Era così che finiva ogni mia giornata, potevo andare a letto alle nove o alle quattro del mattino, ma non mi addormentavo mai prima di aver sbirciato, anche solo per un istante, pagina 65 di Nigella Express.

Non avevo mai assaggiato le uova in cocotte di Nigella Lawson perché, sebbene fossero di elementare esecuzione, non m’interessava veramente cucinarle. Si trattava del magico potere calmante che l’immagine di quella piccola ciotolina aveva sui miei nervi. Nella fotografia che accompagnava la ricetta, un rettangolino di pane integrale croccante affondava sull’uovo pannoso, come immerso in una calda e vaporosa vasca di schiuma bollente.

Nigella da bambina mangiava le uova in cocotte che preparava sua madre la domenica sera, mia madre le faceva alla coque. Aveva quei bellissimi porta uova in porcellana, decorati con immagini di giocattoli. Ce le rompeva lei, con il cucchiaino, poi sbucciava la testa dell’uovo e se la mangiava. Sapeva che io e i miei fratelli preferivamo il rosso.
Mangiavamo uovo alla coque guardando Stranamore ed io iniziavo a simulare improvvisi acciacchi. Ricordo che, quando fingevo un’influenza, fornivo come sintomo principale un forte mal di testa. Non mi azzardavo mai, per nulla al mondo, a spacciare la mia poca voglia di rientrare a scuola per un’influenza intestinale, altrimenti avrei dovuto piegarmi ad una rigida dieta a base di riso in bianco, petto di pollo e patate lesse.

Quella sensazione di velata angoscia rimane tutta la vita. Il lunedì è un giorno assolutamente poco amato dalla maggior parte degli esseri umani.
Osservavo le uova in cocotte di Nigella e smettevo di ripensare a ciò che mi attendeva l’indomani. La mia mente proseguiva oltre, verso un futuro che, almeno allora, non era affatto certo. Immaginavo di preparare una cena confortevole per la mia famiglia, nella fantasia c’erano due o tre bambini in pigiamino, con le guance ancora arrossate dal calore del bagnetto e con indosso spessi calzini antisdrucciolo.
La tavola era ben apparecchiata, ma costellata da giocattoli e colori a cera. Il grosso frigorifero in acciaio era carico di disegni, liste della spesa, programmi di danza e di rugby, inviti a recite scolastiche e calamite collezionate in anni di viaggi e gite fuori porta.
Tostavo il pane e aiutavo il più piccolo dei bambini ad affondarlo nell’uovo cremoso, poi, gli pulivo la bocca con il bavaglino, pensando già alla prossima lavatrice da fare.
Quella fantasia non aveva alcun seguito, finiva esattamente così. Con quell’immagine mi sentivo pronta ad andare a dormire, non so perché mi calmasse tanto, ma ci riusciva.

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